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Di che cosa si tratta.

“Italia in comune” nasce dalla progettualità di un gruppo di giovani trentini e veneti che, dopo avere maturato svariate esperienze di volontariato nella formazione alla cittadinanza attiva, desiderano comprendere e conoscere modi alternativi ed innovativi di gestione della cosa pubblica.

In un periodo contrassegnato dalla cronica scarsità di risorse economiche pubbliche e private e dalla crescente frammentazione socioculturale, la tendenza a dare credito a soluzioni divisive ed individualiste assume peso sempre più rilevante, a scapito della coesione sociale e delle relazioni costruttive sia tra individui che nelle formazioni sociali e nei rapporti tra dimensione pubblica e privata. A fronte di una simile situazione, appare pertanto quanto mai necessario unire le forze e stimolare le relazioni, il reciproco affidamento e la collaborazione tra privati, realtà sociali e potere pubblico: occorre sempre più offrire occasioni ed escogitare strumenti utili a favorire una gestione più partecipata ed inclusiva possibile dei bisogni collettivi, rispetto alla quale l'investimento sulla formazione ed il coinvolgimento dei più giovani fra i cittadini assume importanza strategica.

Del pari, così come nessun cittadino e nessuna impresa può sperare di uscire da solo dalla fase di stallo economico, sociale e culturale del nostro tempo, crediamo che nessun territorio possa permettersi di fare altrettanto. Appare chiaro dunque, da questo punto di vista, come ogni seria proposta di riflessione sui grandi temi del nostro tempo non possa prescindere dalla relazione tra realtà geograficamente più o meno vicine, utile a conoscere e condividere le rispettive virtù e debolezze oltre che a sconfiggere le comuni paure.

Con questo progetto, pertanto, vogliamo riuscire a dare voce a realtà che sono capaci di tutelare beni comuni ed attraverso ciò riescono a ricostruire materialmente e moralmente le nostre società. Abbiamo così sviluppato un percorso di indagine, riflessione e divulgazione delle pratiche attuate in tali realtà per la gestione condivisa di tre beni comuni che reputiamo fondamentali per il rilancio di una comunità coesa: l'economia, l'ambiente e l'istruzione.

Il progetto, sviluppato dalla progettazione autonoma di un gruppo di otto giovani, vuole costituire dunque l'occasione per essi e per altri diciassette ragazzi residenti o domiciliati nella città di Trento di confrontarsi con molteplici esperienze di gestione comune della cosa pubblica, maturate sia in un contesto territoriale vicino a quello di loro residenza che in una dimensione dalla storia e dalla situazione sociale in parte differente. Si vuole così fare in modo che esse circolino e si moltiplichino sul territorio attraverso l'impegno giovanile, in tal modo favorendo la coesione tra componenti diverse della stessa comunità locale e tra comunità locali di una comune dimensione nazionale.

Filo conduttore del progetto sarà inoltre l'analisi della recente adozione, in diverse città italiane, di strumenti normativi innovativi utili a consentire ai cittadini di farsi carico autonomamente dei bisogni collettivi, nell'ottica di dare finalmente concreta attuazione al principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale e di superare così le reciproche e storiche ritrosie alla collaborazione tra pubblico e privato.

Un regolamento in materia, promosso da Labsus, è stato approvato per la prima volta dal comune di Bologna ed è da qui che - dopo avere affrontato una prima fase di formazione sul territorio trentino - vogliamo iniziare il nostro percorso di conoscenza.

Casal di Principe, nel Casertano, sarà poi uno dei primi comuni del Meridione ad approvare lo stesso atto nel novembre 2014. Ciò è alquanto significativo data la triste fama della città derivata da radicate attività di criminalità organizzata e dal degrado ambientale della Terra dei Fuochi: le realtà sociali che già operano sul territorio, ora forti dell’aiuto costituito dall’adozione del Regolamento, potranno farsi portatrici di un'idea diversa, quella di una terra ricca di risorse umane capaci e volenterose di opporsi e combattere una realtà malata.

Anche Trento, nel mese di aprile 2015, ha approvato lo stesso atto. E' anche per questo che riteniamo importante unire queste tre realtà italiane in un progetto che ne evidenzi le rispettive potenzialità territoriali, facendo così un primo passo verso la realizzazione di un’Italia coesa, comune e capace di dare ascolto a quel bacino di persone, associazioni ed amministrazioni che si impegnano quotidianamente a difendere i beni comuni, tutelando così valori costituzionali imprescindibili per la crescita dei nostri cittadini e delle nostre comunità.

Ci affiancano in questo progetto  Labsus - laboratorio per la sussidiarietà con il suo solido contributo scientifico ed una fitta rete di associazioni trentine e campane, da tempo impegnate sul territorio nella cura dei beni comuni materiali ed immateriali su cui vorremmo concentrare la nostra attenzione: ARCI del Trentino, Scuola di Preparazione Sociale, Giovani Cooperatori Trentini, Social Street Italia, Arci Ragazzi Caserta, Comitato Don Peppe Diana, Associazione Formazione Viaggio e le cooperative sociali Agropoli e Il tappeto di Iqbal.

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