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La scuola del futuro.

Pubblicato sul quotidiano Trentino del 23 gennaio 2009

LA SCUOLA DEL FUTURO

di BEPPE ZORZI

In campo scolastico si può parlare di un modello trentino? Io credo di sì, ma a condizione che si abbia il coraggio di valorizzarlo fino in fondo. In questa prospettiva, va da sé che gli spazi di autonomia a disposizione e la nostra stessa cultura di riferimento non ci permettono di fare del Trentino un’isola avulsa dal contesto nazionale e europeo.

Anche sulla scuola si può anzi dire che proprio un forte senso dell’autonomia, che non vuol dire localismo, ci chiama a coniugare insieme almeno tre elementi: lo sforzo partecipativo, la capacità di fissare priorità all’interno di un disegno complessivo e la volontà di assicurare le risorse ad ogni vero intento riformistico. E’ su questi tre pilastri, prima ancora che su questioni più specifiche, come quella del “maestro unico”, che la “riforma Gelmini” segna davvero il passo.

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Una sfida per la politica trentina.

pubblicato sul giornale Adige del 06.01.2009

SALVARE L'AUTONOMIA E LA REGIONE

di BEPPE ZORZI

Uno dei compiti più importanti ai quali è chiamata una politica trentina capace di guardare al futuro consiste nel saper motivare e comunicare le ragioni dell'Autonomia. Come è noto la sua cornice giuridica poggia sull'Accordo De Gasperi-Gruber (5.9.1946) per la salvaguardia del carattere etnico e dello sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca. Oggi tale accordo ci chiama a lavorare per una Regione condivisa, utile ed europea. In questa prospettiva la Regione non va né soppressa, né conservata semplicemente così come ora si presenta. E d'altra parte la nostra autonomia possiede una dimensione "materiale" oltre che "formale". Essa chiama in causa una storia secolare di incontro e confronto oltre che di scontro tra la popolazione di lingua italiana e quella di lingua tedesca in questa "terra tra i monti" a scavalco del Brennero. Si tratta di una terra per secoli fortemente legata alle istituzioni politiche del mondo tedesco. Ma per quanto riguarda il Trentino si tratta anche di una terra linguisticamente legata al versante italiano.

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Le origini della crisi

pubblicato sul quotidiano Adige del 01.12.2008

LA DITTATURA DELLA FINANZA SULL'INDUSTRIA

di CAMILLO LANZINGER 

“Giorno dopo giorno stiamo assistendo all'evoluzione di una crisi che sta trasferendo il suo impatto dall'area finanziaria all'economia reale. E la preoccupazione aumenta fino a divenire paura e panico diffuso. “ recita il mensile degli Industriali del Trentino nel commento di apertura di novembre. E gli effetti si vedono, perché se c'è paura la prima cosa che succede è che si rinuncia a fare qualsiasi investimento che non sia assolutamente indispensabile. Il crollo nel portafoglio ordini della Dana, denunciato dall' A.D. Tarolli, che distingue tra il settore dei macchinari per l'industria delle costruzioni, che si è fermato, e quello delle macchine agricole, che invece “tiene”, è un esempio. Il settore agricolo, più legato ai bisogni primari, risente evidentemente in misura minore della crisi perché il consumo dei prodotti finali della filiera agricola è meno soggetto a variazioni: in tempi di crisi si mangia di meno, ma mangiare bisogna. Se invece si ferma il mercato immobiliare (chi compra, di questi tempi, chi vende?) e non partono gli investimenti pubblici, tutta la filiera delle costruzioni, imprese artigiane e industriali, edilizia civile ed infrastrutture, aspetta prima di fare qualsiasi investimento. E questo causa una retroazione su tutto il sistema industriale e commerciale legato al settore. Lo stesso vale per il settore automobilistico: la decisione (logica) dell'utente finale, che in tempi di crisi tenderà a tenersi la vecchia auto che in tempi normali avrebbe sostituito, si riverbera indietro su un sistema di relazioni industriali e commerciali vastissimo, che arriva a colpire anche il bar di fronte allo stabilimento del sub-fornitore di specchietti retrovisori, dove gli operai avranno meno voglia di concedersi un bicchierino a fine turno.

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