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Viaggi di sconfinamento.

Riportiamo molto volentieri sul nostro sito internet lo scritto di Elena Albergo, mediatrice culturale di Viaggiare i Balcani, che ha accompagnato nel settembre 2013 un folto gruppo di nostri associati nel percorso formativo "Frontiere d'Europa". A lei ed a Viaggiare i Balcani va ancora un volta il nostro ringraziamento per averci accompagnati in questo viaggio, nella speranza di ritrovarci presto a ragionare di Unione europea, nuovamente assaporando il piacere di sconfinare verso est. 

Viaggiare, prima di tutto, rappresenta un viaggio dentro di sé: non si può essere pronti a conoscere l’altro se non si prova prima a farlo con se stessi, se serve, mettendo in discussione le proprie idee – spesso preconcetti e pregiudizi - e anche le proprie abitudini. Viaggiare significa essere aperti a decostruire continuamente il proprio immaginario dell’Altro per poterlo ricomporre, prima, durante e dopo il viaggio. Viaggiare è la possibilità di de-colonizzare il proprio pensiero e l’occasione di costruire rapporti con gli altri non dettati da logiche conflittuali e di potere. Tutto il resto non è viaggiare, ma l’azione dello spostarsi da un luogo all’altro, in cui al centro non è posta la relazione con l’Altro, ma se stessi e la propria voglia di imporsi come consumatori più che viaggiatori. Tutto questo che può sembrare, da una parte, poetico e, dall’altra banale in realtà è molto importante se pensiamo a come le scelte di ogni persona che si sposta per un viaggio ricadano sugli altri e sul resto del mondo. Viaggiare nel suo senso reale è però possibile, grazie anche ad un’attenzione critica, sempre più  marcata, verso il turismo, che ha visto nascere quello che viene definito turismo responsabile:un viaggiare etico e consapevole che va incontro ai paesi di destinazione, alla gente, alla natura con rispetto e disponibilità. Un viaggiare che sceglie di non avallare distruzione e sfruttamento, ma si fa portatore di principi universali come equità, sostenibilità e tolleranza.

 

L’associazione “Viaggiare i Balcani” si rispecchia pienamente in questa visione e si propone di promuovere il turismo verso - quella che si può definire -  Europa di mezzo, cercando di decostruirne gli stereotipi. E’ questo anche il caso del Movimento Punto Europa di Trento: un’associazione, composta principalmente da giovani, che cerca di promuovere la cittadinanza attiva in chiave europea. Punto Europa, che si propone di raggiungere il suo obiettivo attraverso momenti diversi di  formazione e confronto, tra i suoi strumenti utilizza quello del viaggio per poter guardare la realtà da vicino, con i propri occhi. Dalla sua nascita ad oggi sono diversi i viaggi organizzati da Punto Europa sia per i propri soci che per i ragazzi delle scuole superiori e tra le sue mete in particolare c’è Bruxelles con la visita alle maggiori istituzioni comunitarie.

L’idea di un viaggio ad est inizia, invece, a prendere forma nelle menti dei giovani che prendono parte al progetto del 2012 Cantiere d’Europa: dai padri fondatori ai giovani costruttori d’Europa. Il programma vuole essere un’occasione per avvicinarsi al processo d’integrazione tra popoli e paesi europei, con un vero e proprio viaggio nel suo passato per interrogarsi sul suo futuro. La visita non solo alle istituzioni europee, ma in particolare alle case dei suoi padri fondatori come De Gasperi, Adenauer e Schuman con la ri-scoperta del loro pensiero porta i partecipanti ad interrogarsi sul senso dell’Europa.

Che significato hanno oggi l’Europa, l’Unione Europea, l’integrazione dei nuovi stati e come si inseriscono in questo discorso i Balcani? Da questi interrogativi e dalla voglia di scoprire una regione vicina e allo stesso tempo poco conosciuta è nato il progetto Frontiere d’Europa: un viaggio attraverso i confini politici, storici, sociali ed istituzionali d’Europa per misurasi con la ricerca della sua identità.

Il programma Frontiere d’Europa può essere considerato un vero e proprio viaggio di sconfinamento, che si pone come obiettivo primario quello di capire non solo cosa allontana, ma soprattutto accomuna chi sta da una parte all’altra del confine, per cogliere non le nettezze delle frontiere formali, ma le sfumature e gli intrecci di storie simili e diverse. Il progetto, mosso dalla consapevolezza che è importante formarsi per viaggiare, si è articolato in alcuni momenti formativi che si sono conclusi in un viaggio, dal 22 al 28 Settembre 2013, per venticinque giovani dai 20 ai 29 anni.

Le tappe del viaggio sono state queste: Gorizia, Nova Gorica, Trieste, Zagabria, Prijedor e Sarajevo. Durante la tappa di due giorni a Prijedor - città legata da anni al territorio trentino grazie a diversi progetti di cooperazione - i partecipanti al viaggio hanno avuto la possibilità di sentirsi letteralmente a casa grazie all’organizzazione del partner locale Promotur. L’ospitalità in casa delle donne socie di Promotur, la cena e i balli tipici organizzati dal gruppo folkoristico Osman Djafi , l’incontro con l’associazione di volontariato locale Čisto Srce, con l’Agenzia di Democrazia Locale, la visita al parco nazionale Kozara,  ad una distalleria di rakija e ad una cooperativa agricola hanno permesso ai 25 studenti di vivere intensamente, in solo due giorni, un complesso spaccato della Bosnia ed Erzegovina di oggi.

Ai momenti di degustazione dei prodotti tipici, di divertimento, conoscenza dei coetani locali si sono alternate occasioni di ascolto e riflessione che hanno aiutato a comprendere al meglio quel pezzo di viaggio ad Est. La visita alla cooperativa Agrojapra a Donji Agići, nei dintorni di Prijedor, è stato sicuramente un tassello importante nel percorso di avvicinamento e conoscenza della Bosnia ed Erzegovina.

Non bisogna sottovalutare come, il più delle volte, l’immaginario di chi si avvicina per la prima volta ai paesi dell’ex-Jugoslavija sia legato, non solo ad una visione monolitica di quest’area, ma sia anche distorto e completamente assorbito dal tema della guerra e della pulizia etnica. Le domande che ci si pone sono di solito sempre le stesse: come è iniziata la guerra, di che origine etnica sono queste persone, come vivevano prima della guerra, etc…? Nonostante la guerra sia finita da quasi vent’anni c’è sempre un forte interesse verso questo tema, come se la Bosnia ed Erzegovina fosse sempre quella di ieri e non un stato, formato da cittadini che cerca, anche se con tutte le difficoltà, a costruire una vita migliore oggi. Le colpe di questa visione sono il più delle volte rintracciabili nei nostri mezzi di formazione, che quando parlano dei paesi dell’ex Jugoslavija ed, in particolare, della Bih e della Serbia, lo fanno riferendosi quasi sempre ai nazionalismi e alle guerre come se non potesse esserci niente altro. Certo, è importante per essere dei viaggiatori attenti e consapevoli conoscere lo ieri per comprenderne l’oggi, ma è ancora più fondamentale venire a contatto con le realtà odierne del territorio per tornare a casa con una visione diversa, non stereotipata. Infatti, come scritto poco prima, la visita ad Agrojapra è stata in questo senso importante e ha permesso di tornare a casa portandosi un pezzo di Bih diversa.

Nel diario di viaggio tenuto dagli studenti scrive Chiara Fusari:

Nel tardo pomeriggio, prima di gustare in loco un'altra abbondante cena tipica, ci rechiamo in una fra le più importanti cooperative agricole della Bosnia, la AgroJapra, illuminante esempio di come la cooperativa possa essere uno straordinario modello di sviluppo economico, sociale  e culturale per le aree rurali più problematiche e trascurate del paese. Concludiamo la visita dei luoghi della produzione dei suoi prodotti (farina, latte, olio di semi di zucca etc.) con un interessante dialogo nell'accogliente biblioteca della cooperativa, fortemente voluta dal presidente della stessa, i cui volumi sono lì a simboleggiare l'irriducibile importanza di una rivoluzione culturale a fondamento di una reale rinascita del paese.

Il direttore Milovan Antonić ha accompagnato il gruppo alla visita del mulino ristrutturato, agli spazi dedicati alla produzione dell’olio, al museo etnografico  e infine ha lasciato un momento al confronto e alle domande nella sale della nuova biblioteca, che tra poco verrà aperta alla cittadinanza. Il pomeriggio si è poi concluso al ristorante della cooperativa con una cena di – banale scriverlo – buonissimi prodotti tipici come il formaggio kajmak e gli ustipci (pane fritto).

L’incontro con la cooperativa Agrojapra è stato interessante, quindi, non solo perché gli studenti hanno potuto vedere un esempio positivo e vincente nel campo della produzione agricola, ma anche perché è stato un momento formativo e di conoscenza. In Italia, per esempio, non produciamo né l’olio né la farina di semi di zucca, che invece potrebbero in futuro, in particolare per le loro proprietà benefiche, interessare il nostro mercato dei prodotti biologici.

Lo scambio, la cittadinanza attiva, la cooperazione e l’amicizia spesso nascono da piccole cose, chissà forse anche da un seme…di zucca.

Elena Albergo, Viaggiareibalcani.it

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