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La scuola del futuro.

Pubblicato sul quotidiano Trentino del 23 gennaio 2009

LA SCUOLA DEL FUTURO

di BEPPE ZORZI

In campo scolastico si può parlare di un modello trentino? Io credo di sì, ma a condizione che si abbia il coraggio di valorizzarlo fino in fondo. In questa prospettiva, va da sé che gli spazi di autonomia a disposizione e la nostra stessa cultura di riferimento non ci permettono di fare del Trentino un’isola avulsa dal contesto nazionale e europeo.

Anche sulla scuola si può anzi dire che proprio un forte senso dell’autonomia, che non vuol dire localismo, ci chiama a coniugare insieme almeno tre elementi: lo sforzo partecipativo, la capacità di fissare priorità all’interno di un disegno complessivo e la volontà di assicurare le risorse ad ogni vero intento riformistico. E’ su questi tre pilastri, prima ancora che su questioni più specifiche, come quella del “maestro unico”, che la “riforma Gelmini” segna davvero il passo.

 

Il fatto è che sulla scuola”non si procede per decreto” e non si avanza per spezzoni, né si possono fare proclami e poi tagliare i fondi. Stando così le cose, soprattutto per noi trentini diventa opportuno non farsi “sviare”, per così dire, dai provvedimenti della ministra Gelmini.

Ben più importante sarà invece per la neo-assessora Dalmaso avere chiaro il quadro delle priorità per la scuola trentina del domani. In questo senso, disponendo di certi ambiti di manovra, non si tratta semplicemente di essere “contro” la Gelmini, quanto piuttosto di andare “oltre” l’approccio economicistico “tremontiano” che ne sta a monte, valorizzando fino in fondo gli spazi di autonomia sinora conquistati e allargando la nostra disponibilità al confronto a tutto campo. (Per il centro-sinistra nazionale questo significa d’altra parte non limitarsi a dire no e convincersi che un problema di razionalizzazione esiste).

Con tre ordini di priorità che dovrebbero diventare la futura frontiera della scuola trentina.

Il primo riguarda gli insegnanti: più formazione; nuove modalità di reclutamento, con regole chiare e trasparenti ma anche con più autonomia per le singole scuole; maggiore attenzione al merito, con conseguente differenziazione delle carriere; infine confronto aperto con le esperienze innovatrici degli altri Paesi europei.

Il secondo riguarda gli alunni: percorsi più personalizzati, anche andando oltre il concetto tradizionale di classe; piani di studio meno standardizzati e orientati alla qualità piuttosto che alla quantità; maggiore attenzione alla dimensione motivazionale e relazionale; più apertura al mondo.

Il terzo ordine di priorità riguarda il sistema scuola nel suo insieme: più informazione, anche grazie ad una diffusa applicazione delle metodologie di valutazione (e auto-valutazione); collegamenti più forti sia con l’università che con il mondo del lavoro (potenziando tra l’altro verso l’alto il fondamentale filone della formazione professionale); capacità di coniugare equità ed eccellenza; più attenzione all’ambito didattico-educativo rispetto agli aspetti meramente gestionali e amministrativi; infine maggiore sensibilità verso quanti, a vario livello (anche nel palazzo di via Gilli) da anni si spendono con grande energia e competenza per una scuola trentina di qualità.

E’ chiaro che un eventuale progresso in questi tre campi presuppone al tempo stesso un più maturo concetto di cittadinanza - anche in termini divalorizzazione dei bisogni educativi speciali - nonché una più decisa affermazione del principio di responsabilità. Qui si entra in una dimensione culturale di grande rilevanza, che deve diventare humus per il rinnovamento continuo della scuola, non semplice opzione.

Tutto ciò dovrà infine coniugarsi con un più aggiornato concetto di laicità. Il giusto riferimento alla centralità della scuola pubblica non può ogni volta riaprire antiche e consolidate diffidenze tra le istituzioni scolastiche e formative provinciali e quelle paritarie. Urge per tutti un salto di qualità. Con una volontà di aggiornamento che non può più tollerare rendite di posizione ideologiche e abitudini che sembrano fatte apposta per far vivere ancora a lungo l’approccio laicista così come quello clericale, dove - paradossalmente - l’uno si nutre dell’avversione dell’altro e viceversa.

Si tratta piuttosto di ragionare sulle condizioni di un servizio scolastico pubblico e laico. Tra queste figura un progetto educativo - di per sé mai neutrale! - che possa essere aperto a tutti oltre che rispettoso dell’autonomia epistemologica delle singole materie. Vanno peraltro riconosciuti tratti fondamentali come l’adesione ai valori portanti della nostra Costituzione, il rispetto del principio di sussidiarietà, l’attenzione alla storia delle diverse comunità. Non va infine dimenticata un’adeguata valutazione dei costi, sia pure in un’ottica di sistema.

Viene soprattutto da un ragionamento culturale di respiro europeo e da una “storia delle conseguenze” da valutare del tutto “laicamente” il bisogno, sopra citato, di rinnovare le modalità di reclutamento, valorizzando a pieno l’autonomia degli istituti scolastici, anche in ordine alla possibilità di attingere competenze e professionalità da un comune albo degli abilitati.

Per un partito come il Pd del Trentino, partito territoriale ma anche aperto al mondo, nato dall’incontro tra culture diverse, la sfida di una via trentina e al tempo stesso europea in materia scolastica sarà uno degli snodi fondamentali per misurare la sua vocazione riformistica.

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