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Una sfida per la politica trentina.

pubblicato sul giornale Adige del 06.01.2009

SALVARE L'AUTONOMIA E LA REGIONE

di BEPPE ZORZI

Uno dei compiti più importanti ai quali è chiamata una politica trentina capace di guardare al futuro consiste nel saper motivare e comunicare le ragioni dell'Autonomia. Come è noto la sua cornice giuridica poggia sull'Accordo De Gasperi-Gruber (5.9.1946) per la salvaguardia del carattere etnico e dello sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca. Oggi tale accordo ci chiama a lavorare per una Regione condivisa, utile ed europea. In questa prospettiva la Regione non va né soppressa, né conservata semplicemente così come ora si presenta. E d'altra parte la nostra autonomia possiede una dimensione "materiale" oltre che "formale". Essa chiama in causa una storia secolare di incontro e confronto oltre che di scontro tra la popolazione di lingua italiana e quella di lingua tedesca in questa "terra tra i monti" a scavalco del Brennero. Si tratta di una terra per secoli fortemente legata alle istituzioni politiche del mondo tedesco. Ma per quanto riguarda il Trentino si tratta anche di una terra linguisticamente legata al versante italiano.

Da tutto ciò è maturato nel corso dei secoli un certo "comune sentire" in termini identitari, caratterizzato, tra l'altro, da una forte volontà e capacità di autogoverno. L'attuale classe dirigente ha cinque grandi responsabilità strettamente collegate tra di loro: 1) la capacità di fare memoria: la nostra autonomia è stata conquista, non privilegio, una conquista però mai acquisita per sempre, che ci impone dunque di non dormire sugli allori, interrogandoci continuamente sulla nostra missione storica, riconducibile a un ruolo di cerniera tra mondo germanico e mondo latino. 2) la capacità di darsi una prospettiva: per Trento è anzitutto una prospettiva di complementarietà con Bolzano e di completamento con Innsbruck. Essa chiede di reinterpretare continuamente i valori più profondi dell'asse Nord-Sud che passa per queste città. Non però in chiave localista, ma in una prospettiva di collaborazione transfrontaliera, di costruzione di una comune area alpina, di integrazione europea. L'attenzione verso un polo comune della ricerca e dell'innovazione, la volontà di partecipare da protagonisti alla gestione del futuro tunnel del Brennero, una più forte interazione territoriale sulla sfida energetica, il crescente ruolo della previdenza integrativa regionale sono tasselli importanti per costruire in maniera nuova un'area regionale e trans-regionale di azione condivisa (la cui importanza è da tempo chiara a chi opera nel settore finanziario e bancario). 3) la capacità di individuare un adeguato sbocco istituzionale: è la Regione intesa non solo come ente di raccordo tra Trento e Bolzano, ma anche come ente di indirizzo strategico di alto profilo. Con una nuova figura di competenza legislativa di indirizzo su temi di comune interesse delle due Province nel senso delle co-decisioni dell'Unione Europea. Superando certa terzietà propria del passato, ma non per questo accettando di fare della Regione la somma di due enti amministrativi. 4) la capacità di uscire dal palazzo e di fare le cose insieme: lo stesso Durnwalder ha parlato a suo tempo della necessità di uno "spazio di dialogo e di cooperazione" come "funzione positiva della nuova Regione". Ma per fare questo serve anche una grande mobilitazione culturale e di popolo. 5) la capacità di sperimentare nuove forme giuridiche, operative e cooperative, anche in dimensione euro-regionale, così come di realizzare un'autonomia fiscale integrale. Forti di un'autonomia che già ci permette di trattenere in loco il 90% dei tributi raccolti sul territorio, a chi ci accusa di essere privilegiati dobbiamo (poter) dire che: a) qui si gestiscono funzioni nel resto d'Italia esercitate in gran parte dallo Stato (si pensi agli insegnanti stipendiati direttamente dalla Provincia); b) le tasse raccolte sono le stesse che il territorio ha prodotto e dunque non un euro viene sottratto alle altre regioni; c) se per noi concorrere al risanamento del debito pubblico nazionale significa accogliere il principio: "non tagli, ma nuove competenze a bilancio invariato!", si impone l'esigenza di passare alla piena autonomia fiscale e a un sistema per cui lo Stato spenda in Trentino poco o niente; d) la vera questione non è quella di abrogare le regioni a statuto speciale, ma, semmai, di portare tutte le regioni alla "specialità"; e) in ogni caso federalismo significa anzitutto maggiore assunzione di responsabilità e dunque all'aumento delle competenze regionali dovrà corrispondere un surplus di politica, un aumento della qualità dell'amministrazione pubblica e una razionalizzazione della spesa corrente. Da queste 5 grandi responsabilità emerge chiara anche la meta politica ulteriore per una coalizione che voglia davvero essere riformista e autonomista: un'autonomia che da amministrativa evolva in modo irreversibile verso una dimensione più pienamente politico-istituzionale, traducendosi così in una "Comunità autonoma" più che in una "Provincia". Con un ruolo nuovo anche per Trento. Una grande sfida anche per il Pd del Trentino. A condizione che si inizi a ragionare e ad agire "politicamente": elaborando pensiero, proponendo contenuti, costruendo una linea condivisa che non sia schiacciata né su un "fare" senza "visione" d'insieme, né su un'ansia di visibilità mediatica poco propensa a valutare le conseguenze politiche delle varie scelte e opzioni.

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