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Di che cosa si tratta.

Il progetto nasce dalla volontà condivisa con i giovani partecipanti al percorso di “Cantiere Europa” (www.puntoeuropa.org/cantiereeuropa) di proseguire idealmente i ragionamenti e l'impegno sul tema dell'integrazione europea già svolti in quella sede, ampliando la prospettiva del nostro studio ad una delle sfide più concrete con cui questo processo troverà modo di confrontarsi. Interrogandoci sul futuro di questa Europa, che ancora fatica a riprendersi dalla crisi dell'economia, riteniamo che sia fondamentale comprenderne l'identità politica, attraverso un ragionamento che muova dall'elaborazione dei confini anche geografici e culturali della stessa.

 

Intendiamo fare questo mettendo da parte l’equazione di immediata ma fuorviante soluzione per cui l’Europa equivalga all’Unione Europea nelle forme e  nei limiti in cui sin qui l’abbiamo conosciuta. Muovendo dalla convinzione che l’Europa non possa essere vissuta nella percezione collettiva come un mero sodalizio commerciale ma che essa debba essere anche e soprattutto comunione di popoli e culture, e che la più grande sfida politica ma anche sociale ed economica con cui essa si dovrà confrontare sarà quella di recuperare i legami con quello che è in effetti il suo baricentro geografico, impareremo a conoscere i luoghi dove autenticamente “si fa e si disfa l’Europa”. Viaggeremo attraverso i Balcani, attraversando Slovenia, Croazia e Bosnia Erzegovina,  incontrando un popolo e visitando luoghi che furono la culla della cultura europea e che oggi si trovano doppiamente al di fuori delle frontiere d’Europa. Impareremo a conoscere Paesi che sono al di là del confine formale dell’Unione europea, il quale solo nel luglio di quest’anno giungerà ad abbracciare anche la Croazia, e ben oltre il limitare dello spazio geopolitico a cui nell’immaginario comune l’Europa di oggi corrisponde e che fatica ad estendersi ad est oltre a Trieste. Misureremo le distanze ma soprattutto le vicinanze tra chi sta di qua e chi sta al di là del confine, relativizzando la nettezza della cesura che esso impone e cogliendo così sfumature ed intrecci di storie e di culture capaci di essere chiavi di lettura dell’identità europea molto più efficaci di una linea tracciata sulla cartina o di ogni definizione formale di un concetto che inevitabilmente sfugge ad ogni sforzo di astratta codificazione.

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